Venerdì mi è capitato di andare a Milano (che tra l’altro è molto meglio con la neve) ed al ritorno, complice Trenitalia e le sue prese elettrice degli EuroCity non funzionanti, ho chiuso il pc portatile e ho sfoderato il mio taccuino per annotare due righe sulle persone che mi circondavano.
“… C’è il viaggiatore esperto uso a lunghi viaggi che per questo disprezza i viaggiatori occasionali. Ha escogitato alcuni trucchi per viaggiare comodamente come quello di incastrare un sacchetto di plastica tra il finestrino e il posacenere, facendo un nodo per non farlo scappare. A cosa serve? Come portaoggetti personale, dove può sistemare tutto il suo “fingerfood” da mangiucchiare mentre con aria snob legge il suo libro di un autore impegnato! <<Mi scusi, capotreno, c’è una carrozza ristorante?>> chiede lui. <<No, mi spiace…>> è la laconica risposta.”
“Al viaggiatore-osservatore capita di incontrare persone di ogni tipo e riesce a raccontare di scenate col capotreno, amori (o, meglio, passioni) che sbocciano o di una fanciulla che pensierosa guarda fuori dal finestrino pensando, forse, al suo paese, lontano…”
“C’è poi l’immancabile uomo d’affari che legge una rivista di carta patinata. Non si libera dell’ultimo bottone della camicia e della cravatta annodata ben stretta per tutta la durata del viaggio (Che sia finta? No, il bambino irrequieto e dalla faccia paonazza che “siede” di fronte a lui non è riuscito a toglierla con uno strattone).”
“Elemento di novità, oggi, è quello che definirei “l’impaziente”. Percorre da un lato all’altro la carrozza a volte con passo sognante, altre misurando i passi, altro volte ancora di corsa, o piano piano, senza far rumore. Al termine del viaggio lo seguirò fino alla fine del vagone, io e la mia valigia, non potrò avere una guida migliore…”