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Dal diario di bordo

Sabato 14 Giugno 2008
Preso il comando della Fenice dall’isola del Tronchetto alle 16.55 GMT+1, abbiamo diretto verso la terraferma. All’altezza di Punta San Giuliano abbiamo proceduto a velocità ridotta attraverso la zona trafficata da sàndoli per la scuola di voga veneta e da dei piccoli First per la scuola velica. Imboccato il canale detto “Oselin”, ramo del fiume Marzenego, l’abbiamo cominciato a risalire. All’altezza delle chiuse abbiamo verificato che la marea era sufficientemente alta per passare senza problemi (in caso contrario avremmo dovuto alzare il motore e avanzare tirando le maniglie posizionate ai due lati del passaggio). A velocità minima abbiamo percorso l’ultimo tratto di canale per poi attraccare nei pressi del Policlinico. Svuotata la barca, alzati i paglioli e verificata la perfetta tenuta dell’imbarcazione, abbiamo lasciato la Fenice alle 18.55 GMT+1. Distanza percorsa 5.37 nm (miglia nautiche) (9,95 Km) ad una media di 2.7 kts (nodi) (5 Km/h).

25 Aprile

25 Aprile, per noi veneziani è San Marco e la Festa della Liberazione. Prendo spunto da vitadaprof e posto il discorso che Calamandrei (vi ho linkato la sua biografia nella Wikipedia) fece nel lontano 1955 parlando della Costituzione Italiana. A me è piaciuto molto.

LA COSTITUZIONE:
DISCORSO AGLI STUDENTI MILANESI DI PIERO CALAMANDREI (1955)

La Costituzione non è una macchina che una volta messa in moto va avanti da sé. La Costituzione è un pezzo di carta, la lascio cadere e non si muove: perché si muova bisogna ogni giorno rimetterci dentro il combustibile; bisogna metterci dentro l’impegno, lo spirito, la volontà di mantenere queste promesse, la propria responsabilità. Per questo una delle offese che si fanno alla Costituzione è l’indifferenza alla politica. È un po’ una malattia dei giovani l’indifferentismo. «La politica è una brutta cosa. Che me n’importa della politica?». Quando sento fare questo discorso, mi viene sempre in mente quella vecchia storiellina che qualcheduno di voi conoscerà: di quei due emigranti, due contadini che traversano l’oceano su un piroscafo traballante. Uno di questi contadini dormiva nella stiva e l’altro stava sul ponte e si accorgeva che c’era una gran burrasca con delle onde altissime, che il piroscafo oscillava. E allora questo contadino impaurito domanda ad un marinaio: «Ma siamo in pericolo?» E questo dice: «Se continua questo mare tra mezz’ora il bastimento affonda». Allora lui corre nella stiva a svegliare il compagno. Dice: «Beppe, Beppe, Beppe, se continua questo mare il bastimento affonda». Quello dice: «Che me ne importa? Unn’è mica mio!». Questo è l’indifferentismo alla politica.

È così bello, è così comodo! è vero? è così comodo! La libertà c’è, si vive in regime di libertà. C’è altre cose da fare che interessarsi alla politica! Eh, lo so anche io, ci sono… Il mondo è così bello vero? Ci sono tante belle cose da vedere, da godere, oltre che occuparsi della politica! E la politica non è una piacevole cosa. Però la libertà è come l’aria. Ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare, quando si sente quel senso di asfissia che gli uomini della mia generazione hanno sentito per vent’anni e che io auguro a voi giovani di non sentire mai. E vi auguro di non trovarvi mai a sentire questo senso di angoscia, in quanto vi auguro di riuscire a creare voi le condizioni perchè questo senso di angoscia non lo dobbiate provare mai, ricordandovi ogni giorno che sulla libertà bisogna vigilare, vigilare dando il proprio contributo alla vita politica…

Quindi voi giovani alla Costituzione dovete dare il vostro spirito, la vostra gioventù, farla vivere, sentirla come vostra; metterci dentro il vostro senso civico, la coscienza civica; rendersi conto (questa è una delle gioie della vita), rendersi conto che nessuno di noi nel mondo non è solo, non è solo che siamo in più, che siamo parte, parte di un tutto, un tutto nei limiti dell’Italia e del mondo. Ora io ho poco altro da dirvi. In questa Costituzione c’è dentro tutta la nostra storia, tutto il nostro passato, tutti i nostri dolori, le nostre sciagure, le nostre gioie. Sono tutti sfociati qui in questi articoli; e, a sapere intendere, dietro questi articoli ci si sentono delle voci lontane…
E quando io leggo nell’art. 2: «l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica, sociale»; o quando leggo nell’art. 11: «L’Italia ripudia le guerre come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli», la patria italiana in mezzo alle altre patrie… ma questo è Mazzini! questa è la voce di Mazzini!
O quando io leggo nell’art. 8:«Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge», ma questo è Cavour!
O quando io leggo nell’art. 5: «La Repubbllica una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali», ma questo è Cattaneo!
O quando nell’art. 52 io leggo a proposito delle forze armate: «l’ordinamento delle forze armate si informa allo spirito democratico della Repubblica», esercito di popoli, ma questo è Garibaldi!
E quando leggo nell’art. 27: «Non è ammessa la pena di morte», ma questo è Beccaria! Grandi voci lontane, grandi nomi lontani…

Ma ci sono anche umili nomi, voci recenti! Quanto sangue, quanto dolore per arrivare a questa costituzione! Dietro ogni articolo di questa Costituzione, o giovani, voi dovete vedere giovani come voi caduti combattendo, fucilati, impiccati, torturati, morti di fame nei campi di concentramento, morti in Russia, morti in Africa, morti per le strade di Milano, per le strade di Firenze, cha hanno dato la vita perché libertà e la giustizia potessero essere scritte su questa carta. Quindi, quando vi ho detto che questa è una carta morta, no, non è una carta morta, è un testamento, è un testamento di centomila morti. Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove fuorno impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì o giovani, col pensiero, perché li è nata la nostra Costituzione.

Piero Calamandrei (1889-1956) / Discorso agli studenti milanesi (1955)

Elezioni politiche

Oggi pomeriggio sono andato a votare e una volta uscito mi son sorpreso particolarmente felice della cosa. Forse perchè per una volta sento di non aver votato il meno peggio, ma qualcuno che ha la mia fiducia, forse perchè sento che andare a votare è una grande cosa, un piacere che deriva dall’esercitare un proprio diritto/dovere.

Leggo dalle notizie ANSA che alcune persone in Sicilia hanno rifiutato di votare per le politiche rifiutando la scheda, scegliendo di votare solo per le amministrative motivando la propria scelta (nessun candidato scelto dai partiti mi rappresenta). Non credo sia la giusta direzione perchè è spogliarsi di un diritto/dovere, chiamarsi fuori oppure, ancora peggio nel caso in esame, testimoniare uno spirito isolazionista sicuramente negativo.

Buon voto a tutti i miei pochi lettori e anche a quelli che, anche per caso, passano di qui.

Compleanno Francesco

Un omaggio a Francesco che l’8 Marzo ha compiuto ben 30 anni! Di seguito il video del soffio della candelina (si, solo una, ma che vale per 30!).

Dovrete girare la testa per godervelo al meglio…

Vedo l’arrivo!

Ecco una piccola storiella che mi sono appena inventato.

Agilulfo (ma è un nome di fantasia) quell’anno aveva deciso di partecipare alla maratona d’Italia, agile percorso da Gela a Venezia da farsi in 3 anni. Non seppe mai perchè prese la decisione (forse una rabbia antica, generazioni senza nome, direte voi), una mattina si svegliò tutto sudato e, constatato che di reni ne aveva ancora due, prese il telefono e chiamò tutti i possibili finanziatori per assicurarsi tutto il necessario ad affrontare la competizione.

Il giorno della partenza, in ottobre, erano tutti lì: finanziatori (figurarsi), parenti, amici, conoscenti e anche qualcuno che, indeciso se li conoscesse o meno, salutò per sicurezza silenziosamente con la mano. Agilulfo aveva il numero 1000, l’ultimo. Gli organizzatori decisero, infatti, che non avrebbero partecipato più di 1000 maratoneti, forse interpretando qualche oscura profezia, comunque senza una precisa logica. Assieme ad atleti ed accompagnatori a Gela c’era una gran folla e alcuni, non avendo prenotato, dormirono chi in spiaggia chi in cima al campanile. Pronti? Via! La gara era iniziata e presto si formarono dei gruppi lungo tutta la carovana dei partecipanti. In testa a tutti c’erano il figlio del Commendatore Oliva, noto in tutto lo stivale per il suo commercio di rena per uso industriale, e il Principe Soffice, proprietario di una grossa azienda esportatrice di cactacee americane, il quale per passare il tempo e per darsi la carica sciorinava l’elenco dei generi che più gli davano soddisfazione: “Acanthocalycium, Ancistrocactus, Aporocactus, Aporophyllum, Ariocarpus…”. Al seguito di cotanta maestria un nutrito gruppo di donne che, per non far sfigurare i due leader, evitavano accuratamente di superarli.

Agilulfo faceva parte di un gruppo di anonimi provenienti da Venezia, i quali cercavano in qualche modo di tornare a casa dopo aver perso soldi, auto e fidanzata nelle sconfinate praterie siciliane. Il suo gruppo non era tra i primi, ma dai suoi calcoli dovevano essere a circa un quarto della carovana e, vista la sua scarsa preparazione atletica, a lui la cosa appariva perlomeno miracolosa (in realtà il Dottor Miracolo e tutti i suoi parenti erano verso la fine, tra gli atleti bolsi)

Dopo tre anni di fatiche e di stenti (figuratevi che a pranzo non veniva servito il vino, cosa che fece irritare non poco i suoi compagni di gruppo veneziani), Agilulfo era in vista del traguardo. Improvvisamente, arrivato a Mestre, sentì una forza dentro (che nemmeno lui sapeva spiegare come) premere sulle sue gambe, facendolo accelerare e superare tutti i corridori. Vedeva la grande scritta “CAMPARI” diventare sempre più grande mano a mano che i chilometri del Ponte della Libertà venivano macinati in pochi minuti. D’improvviso Agilulfo provò una grande malinconia ricordando le fatiche del viaggio e le persone incontrate durante quegli anni, ma ingoiò tutto e accelerò ulteriormente.

All’arrivo c’erano, inaspettatamente, poche persone ad aspettare i partecipanti. Agilulfo tagliò il traguardo per primo. Si avvicinò al grande attore che prestava la sua immagine alla competizione. Gli strinse la mano. Poi cadde svenuto.

Son Dottore…

eh son soddisfazioni! Laureato in triennale, ora sono Dottore in Economia e Gestione dei Sistemi Complessi. Tralasciamo il fatto che qui la triennale non abbia discussione e proclamazione, la qual cosa toglie molto del piacere di laurearsi (perlomeno a chi ha deciso di proseguire negli studi, come me) e concentriamoci sul nuovo periodo che sto vivendo, tra lavori di gruppo finiti all’alba e presentazioni in classe. Questa specialistica in economia e gestione delle reti, infatti, prevede dei corsi molto interessanti e, ahimé, molto impegnativi in termini di tempo. Questo modo di studiare, tramite lezioni frontali e lavori di gruppo da svolgersi durante la settimana, è pratica comune in tutti i corsi specialistici ed effettivamente sono molto efficaci. Il problema sorge quando uno studente deve seguire nello stesso mezzo-trimestre ben tre corsi (si, ripartiamo i trimestri in due periodi) con la conseguente saturazione delle giornate. Ora non sto scrivendo per lamentarmi, dopotutto ho deciso io di studiare ancora, ma quando do una sbirciatina all’agenda di un collega studente di un’altra facoltà veneziana, mi accorgo di quanto tempo libero resti loro in più di me. Vabbé…

Domani (anzi oggi, oramai) ho un preappello di un esame veramente molto interessante. credo che nei prossimi giorni farò una riflessione sulle conoscenze appena acquisite, chissà che interessi a qualcuno (dovrei avere almeno un lettore sporadico…) e che ne nasca una discussione.

Tesi consegnata!

Gaudio e tripudio! La tesi è stata consegnata! Ora aspetto che la si valuti per avere il via libera all’iscrizione a Economia e Gestione delle Reti (ah si, anche per il voto… si capisce che mi importa poco?).

Ho preparato il plan settimanale delle lezioni che andrò a seguire, sono eccitato come un bimbo il suo primo giorno di scuola (io lo ero). Seguirò Strategia nelle reti, Internet marketing e Gestione delle risorse umane nelle reti. Che figata!

Ah mi sono anche messo a dieta, speriamo che dia i suoi frutti, il mio dietologo (sono andato alla USSL ASL o comediavolosichiamaora) dice che per giugno avrò perso ben 9 (NOVE!) chiletti. Ottimo direi! beh spero di non vedere la Madonna nei momenti di fame…

Oltre a tutto questo sto mettendo al loro posto i conti del Comitato, tra pochi giorni abbiamo il primo mini-check contabile della storia di Aiesec Italia. Poco fa ero sommerso di scontrini, ora ho trovato la tastiera…

Fenomeno da autobus

L’altro giorno mi son piegato dal ridere ed il solo ricordo dell’evento scatenante mi mette di buonumore. Ora proverò a raccontarvelo:

Autobus affollatissimo, come sempre, di ritorno da Venezia in orario di punta. Ad una fermata un passeggero chiede di poter uscire dalla porta sul retro, l’autista non sente ed il passeggero deve scendere alla fermata successiva dalla porta al centro. Memore di questo avvenimento, qualche fermata dopo, un altro passeggero pensa di avvertire in anticipo l’autista.

Passeggero - “Autista el verza dadrìo!”

Uno sconosciuto - “Speta almanco ch’el se ferma!”

Un altro sconosciuto, un genio, a voce altissima - “El xe un fenomeno! Autista, varda che ghe xe Batman ch’el ga da ‘ndar via!”

Risate da parte di tutti i passeggeri.

Non so se l’effetto comico si ha anche leggendo questo dialogo, ma vi assicuro che sul momento (e anche a posteriori) la vicenda mi ha veramente divertito. Non so chi sia il sopracitato genio, ma è sicuramente un elemento caratteristico della nostra cultura veneziana.

Indaffarato, ma felice

Da quanto tempo non scrivo nel blog! Si vede che bisogna avere l’animo predisposto ed oggi è così. Sono in comitato con Silvia che studia e penso a tutte le cose fatte e da fare: il RIS da organizzare (site, inkind e application), le nuove persone nel comitato da motivare (Vai Paola!), banane e pigne da risolvere e per ultimo, ma non per importanza, il sopperire all’assenza forzata dell’Herr President.

Per quanto riguarda i new comer non posso proprio lamentarmi, Silvia sembra avere le idee chiare sul suo futuro in AIESEC (oggi ha detto che conta di partecipare per 3 anni, chissà) ed ha già scritto una bella target list per la media strategy, gli altri (Paola e Mr X (Francesco) in particolare) sembrano dare delle buone speranze, riusciremo a sviluppare il loro potenziale? (come direbbe Skizzetto l’africano :P)

Ieri siamo andati all’Ombralonga con un po’ di gente Delegazione AIESECdi AIESEC e altri, ci siamo proprio divertiti! Sul mio FaceBook ci sono un po’ di foto, qui di lato ve ne propongo una con parte della delegazione.

Domanda di tesi

E’ giunto il momento della mia domanda di tesi e, come al solito, sono preso per il collo. Nel senso che lunedì ho un esame che mi permetterà di avere il numero minimo di crediti universitari per presentare la domanda. Panico.

La tesi ha come titolo provvisorio “Analisi dei rischi e dei valori per la pianificazione territoriale”, titolo che dovrebbe convincere il correlatore che il mio elaborato è di carattere economico stricto sensu, camuffando la vera natura della tesina (la definirei matematico-urbanistica). Ansia.

In Comitato AIESEC stiamo preparando una conferenza sul “Microcredito” (21/05) e la festa chiamata “Global Village” (24/05). La prima è una classica conferenza con professori universitari e rappresentanti di Banca Etica, la seconda è una festa che promuove l’internazionalitaà, facendo assaggiare prodotti della cucina locale di molti paesi, rappresentati da studenti provenienti da tutto il mondo. Come potete immaginare questi due impegni vanno a collidere con lo sprint finale della mia carriera universitaria triennale (non pensate che mi arrenda ai “tre anni”), ma per fortuna gli altri organizzatori sono efficientissimi e, dunque, diminuiscono il carico di responsabilità. Sollievo.

Vi terrò aggiornati e posterò qualche foto in futuro (spero di mantenere la promessa)